The Making of…

In questa pagina vi racconterò un po’ di aneddoti e nozioni su come nasce una tavola di illustrazione storica.

Non starò a parlare delle regole dell’illustrazione, della sua composizione e di altro, per questo ci sono già abbastanza tutorials in giro, ma vi parlerò di quel “quid” in più che è richiesto per comporre una tavola per pubblicazioni di alto grado scientifico storico rivolte ad un pubblico esperto.

Attualmente sto collaborando con l’Istituto di Archeologia Sperimentale ArsDimicandi (http://www.arsdimicandi.net/) per la realizzazione di tavole sui libri che raccolgono i risultati dei loro studi.

Mi soffermerò, quindi, su una tavola dell’ultimo libro da essi edito, il De Rebus Militum (http://www.arsdimicandi.net/ad_1_000186.htm) scritto da Dario Battaglie e Luca Ventura.

Per quanto uscito a Giugno del 2012 in realtà si parlò di questo libro fin dal 2008. Dario e Luca mi mandarono un abbozzo di capitolo su cui lavorare ma in realtà la maggior parte delle nozioni le ebbi durante lunghissime conversazioni via Skype. Ah, Dio benedica chi ha inventato Skype!

Ora, il problema di un illustratore storico, non è solo quello di comporre una bella tavola, ma deve essere preciso fin nei minimi particolari, deve illustrare tutto quello che gli autori vogliono che sia rappresentato e non può permettersi di sbagliare!

Documentazione? Modelli? A seconda del periodo storico, generalmente hai disposizione reperti, mosaici, bassorilievi, affreschi che ti forniscono gli autori ma quando devi disegnare scene di massa e schieramenti non hai nulla a disposizione, non ci sono foto dell’epoca! Per cui devi lavorare d’immaginazione, devi cominciare a far correre la mente sui campi di battaglia di 2500-2700 anni fa, afferri qualsiasi pezzo di carta ti capiti tra le mani e qualsiasi biro, matita o altro e cominci a tradurre in bozze le visioni che ti saltano in mente. Anche di notte!

Più o meno così:

Carica

Marcia latus scutum

Marcia

E le mandi via mail in attesa di una risposta o di indicazioni in merito.

Ora, io sono fortunato, finora, perchè quello che mando va quasi sempre bene, o perchè capisco al volo quello che mi viene richiesto o perchè sono in sintonia con gli autori o chissà cos’altro. Al massimo mi rimandano una bozza con le correzioni richieste e le osservazioni del caso.

Per cui rifai un’atra bozza, anche alle 2.30 di notte se te la sogni, e la rimandi.

Tipo questa:

Versione Darius

Bene, ti dici, anche se non è il massimo del realismo è già qualcosa su cui lavorare, ti ritieni anche a buon punto, dopotutto hai limitato l’orizzonte di opzioni che ti eri fatto per questo genere di illustrazione. Perchè la difficoltà di questa tavola non è solamente rappresentare lo schieramento dell’esercito Romano durante il periodo monarchico in maniera convincente, ma anche far veder chiaramente le varie classi di milites che componevano la falange di quel periodo. E non hai molte “variazioni sul tema” a tua disposizione.

Per cui ti metti la lavoro, ti concentri sui singoli milites, lavori sull’anatomia, sul dinamismo, sul movimento delle armature per renderle convincenti, dato che non si comportano come i vestiti, lasci perdere la biro e prendi la matita, apri il tuo blocco delle bozze e parti.

Ossia:

Oplita 2

Oplita

nuovo-4

nuovo-1

E poi?

E poi fai un salto al 2011….. un attimo, come il 2011? Ma le bozze non risalgono al 2008?

Eh si, ma intanto gli autori, Dario Battaglia e Luca Ventura hanno deciso di fare uscire un altro volume…… sulla gladiatura e per quegli anni sei impegnato su quel progetto.

Ritorniamo a noi: finalmente Dario mi annuncia trionfante che il primo libro dedicato all’esercito romano è pronto e quindi possiamo cominciare a lavorare seriamente. E tu, mentre ascolti, cominci a farti venire qualche tarlo.

Ma non c’è tempo per i dubbi, perchè bisogna studiare il libro, per cui ti fai mandare il file in formato .pdf, lo fai stampare, ti armi di tutto il necessario e cominci a studiare.

DSC01745

Il bello di lavorare con autori come Battaglia e Ventura è che ti lasciano la piena libertà di disegnare quello che vuoi. Non sono come quelli che ti chiedono scene tipo:” Vorrei una scena di un assedio a un castello, ma dentro il castello ci devono essere scene di vita quotidiana, come il fabbro, il panettiere e altro…. ” (Mi è capitato veramente), tutt’altro. Tu chiedi cosa vogliono che ci sia nelle tavole e loro ti guardano, ti sorridono e ti dicono: “Claudio, anche tu devi sentirti parte di questo progetto. Hai la massima libertà di disegnare quello che credi giusto. Fai come vuoi”

Ma veramente? Ma quale illustratore può godere di un privilegio del genere?

Però devi studiare, devi capire quello che vai a disegnare, per cui apri il libro, ti armi di matita (non fate caso agli occhiali in foto, non so chi gli usa, ma danno un tono all’ambiente, come il tappeto di Lebowsky) e cominci a studiare, non leggere, e intanto ti segni tutte le immagini che ti vengono in mente.

Dopodichè, mandi una mail con le tue proposte e aspetti una risposta.

Aspetti.

Aspetti ancora.

Lo strano di lavorare con Battaglia e Ventura è che è il disegnatore che deve stare dietro agli autori, non viceversa come avviene in tutti gli altri casi. Non puoi usare le scuse tipiche di ogni illustratore per giustificare i tuoi ritardi: ” Mi ha lasciato la morosa….. mi sono rotto una mano….. finisco un altro lavoro e poi sono a disposizione….. il gomito mi fa contatto con il ginocchio….” No! Sei tu che devi inseguirli. Ma non mi chiedono scene di vita quotidiana nelle tavole e va bene così.

Finalmente ricevi l’ok di massima e ricominci a lavorarci su. Vi ricordate le bozze di prima? Si? Scordatevele! Non servono più. E’ cambiato tutto. Bene.

E non hai nemmeno troppi riferimenti archeologici su cui lavorarci, ma per fortuna esistono i rievocatori storici, questi strani e magnifici “esseri” che alla domenica preferiscono indossare armature e abiti passati di moda più di 2000 anni fa invece di andare al mare, e ti scateni sul web a caccia di foto, chiedi il permesso ai fotografi, tagli, copi&incolli e ti fai una bella fotocomposizione di riferimento

Prova 92

Sei contento ma, dato che sei un disegnatore “old school”, non puoi accontentarti del semplice tavolo luminoso, e poi le armature e gli elmi non sono del periodo giusto, devi modificarle, per cui liberi il tuo antro, prendi i libri con i riferimenti giusti e ti metti a fare ciò che più ti piace: disegnare.

DSC01732

Infine riesci a produrre una tavola soddisfacente, mandi via mail il risultato, ti rispondono stavolta in tempi brevi, apporti le modifiche richieste

Bozza-1

e prepari le matite da trasferire su foglio da acquerello per il tuo colorist usando…. una biro bic

Tarquinio Bozza definitiva

E tutto questo perchè i fogli che usa il mio colorist, Marco Furlotti, che è della vecchia scuola pure lui e non sopporta la colorazione digitale, sono spessi un dito, costano uno sproposito e devi aprirli usando un righello altrimenti si sfilacciano (la prossima volta li apro in una camera iperbarica con guanti sterilizzati, nemmeno fossimo a CSI). E soprattuto, quando li metti sopra il tuo bel tavolo luminoso, non vedi nulla di quello che hai fatto!

Ma ce la fai, consegni la tua tavola, rigorosamente disegnata a mano, al colorist e dopo pochi giorni ti sforna questo bel risultato:Tarquinio small

Mandi via mail il file in alta risoluzione, incroci le dita, perchè se non va bene la colorazione non hai molto margine di manovra, e ti rispondono subito dicendoti che va benissimo e complimentandosi dell’ottimo lavoro.

Sogghigni di soddisfazione e ti fai i complimenti. Dopotutto cosa potresti volere di più?

Oh, si! C’è un’altra cosa, che diamine!

Dopotutto anche gli artisti devono pagare le bollette.

E anche qui sono fortunato.